Il Principe — 4 karakter
Cesare Borgia
Cesare Borgia, figlio di Papa Alessandro VI, è l'esempio storico più competente del modello di 'Principe' di Machiavelli. Utilizzando abilmente la carica papale del padre e il supporto militare francese, creò uno Stato dal nulla nella regione della Romagna. Dimostrò personalmente ogni sorta di spietatezza, astuzia e abilità strategica necessarie per mantenere il suo Stato sul campo. Diede priorità alla costruzione di un proprio esercito e liquidò saggiamente i mercenari inaffidabili. Scaricando l'onere dell'oppressione e della violenza su persone come il suo sotto-amministratore Remirro de Orco, si posizionò agli occhi dell'opinione pubblica come un sovrano integro, temuto e rispettato al tempo stesso. Solo a causa di sventure del tutto fuori dal controllo umano, come l'improvvisa morte del padre e la propria malattia critica avvenute contemporaneamente, non poté mantenere il suo impero. Nonostante ciò, viene indicato da Machiavelli come un oggetto di imitazione perfetto per ogni leader che fonda uno Stato partendo da zero.
Niccolò Machiavelli
Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio 1469. Il padre Bernardo aveva studiato legge, ma i debiti gli impedivano di esercitare con agio; la madre si chiamava Bartolomea de' Nelli. Alla famiglia restava un nome antico, non il denaro. A sette anni cominciò il latino, ma la sua vera scuola fu la biblioteca paterna, piena di autori romani. Dopo la caduta di Savonarola, nel 1498, a ventinove anni, fu eletto segretario della seconda cancelleria della Repubblica fiorentina. Per quattordici anni restò sulle strade in missione: nel 1502 attese per mesi al campo di Cesare Borgia, nel 1510 andò alla corte di Luigi XII. La sua scrittura nacque in quei dispacci: lì imparò a descrivere Stati, eserciti e uomini con occhio freddo. Nel 1512, con il ritorno dei Medici a Firenze, perdette l'ufficio; l'anno dopo fu incarcerato e torturato con l'accusa di congiura. Si ritirò nel podere di Sant'Andrea in Percussina. In una lettera del dicembre 1513 a Francesco Vettori raccontò le giornate tra i contadini e le sere passate davanti agli antichi, a comporre un libretto: Il Principe. Seguirono i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Dell'arte della guerra, La Mandragola e le Istorie fiorentine. La sua prosa è breve, dura, senza ornamenti; invece di giudicare, pretende di vedere le cose come sono. Tolse la politica alla teologia e al discorso sulla virtù e ne fece un oggetto di studio a sé, e diede alla prosa italiana una voce viva, vicina al parlato. Quando nel 1527 i Medici furono di nuovo cacciati, sperò di riavere il vecchio incarico, ma i legami di un tempo giocarono contro di lui. Morì a Firenze il 21 giugno 1527 e fu sepolto in Santa Croce.
Papa Alessandro VI
Una delle più grandi figure politiche che prendono forma a Roma, dotata non solo di potere spirituale ma anche di un immenso potere fisico, perseguendo terra e denaro all'interno della Chiesa. Il suo vero scopo è procurare terre per suo figlio, Cesare Borgia, su cui possa regnare, piuttosto che per la gloria papale. Machiavelli lo descrive come un ecclesiastico che legge perfettamente le debolezze delle persone, rafforza le sue promesse con grandi giuramenti e poi trasforma in un'arte il loro infrangimento per il proprio guadagno alla prima occasione. Metteva astutamente i suoi rivali, i baroni romani (specialmente le famiglie Orsini e Colonna), l'uno contro l'altro, indebolendoli. È la prova che il mondo non ruota su ingranaggi morali, ma pragmatici, camuffati sotto il velo del Papato. Egli è il fulcro delle manovre politiche che assicurarono l'intera ascesa del figlio.
Luigi XII
Sebbene sedesse sul trono di Francia, lo Stato più potente del suo tempo, secondo Machiavelli egli è l'incarnazione di alleanze errate e cecità strategica. Giunse nella regione con l'ambizione di conquistare la Lombardia e le terre italiane. Nonostante il richiamo iniziale dei veneziani fosse una grande opportunità, Luigi agì con una tale mancanza di lungimiranza da ignorare le regole nel nuovo territorio conquistato. Invece di proteggere i suoi deboli amici (i piccoli Stati italiani), li schiacciò, riconobbe la sovranità del Papa a Roma e scosse la sua sicurezza nella regione. Inoltre, il suo errore più grande e fatale fu coinvolgere il Re di Spagna come nuovo nemico contro il nemico che aveva già indebolito. Machiavelli lo tratta come l'indicatore principale di principi insufficienti e deboli, incapaci di condurre l'arte della conquista e capaci di trasformare i vantaggi più brillanti in frustrazione.