È la figlia più giovane, luminosa e prediletta dell'educata famiglia aristocratica degli Ščerbatskij di Mosca. All'inizio del romanzo, la sua vita è come una fiaba, piena della gioia dei balli e di abiti che ondeggiano con nastri rosa. Sperimenta una profonda devastazione e delusione quando rifiuta l'amore incrollabile di Levin e sceglie le attenzioni sfolgoranti ma estremamente superficiali di Vronskij. Fa conoscenza con la malattia e con le vere preoccupazioni della vita presso le stazioni termali europee che visita per riprendersi dal crollo fisico e spirituale causato da questo evento; lasciandosi alle spalle la consolazione cercata in una falsa devozione, torna alla vita con una virtù autentica. Quando si ricongiunge con Levin e lo sposa, ha imparato che la vita non è fatta solo di balli, raggiungendo il suo vero potenziale in senso spirituale, diventando una moglie e madre coraggiosa, pratica e capace di sacrificio, in grado di mostrare compassione anche verso i malati e i morenti.
È la piccola figlia viziata del principe Ščerbatskij e di sua moglie, trattata come un premio, cresciuta imparando il francese e l'inglese e adornata con scuole di danza e attività nobili.
Una giovane ragazza che abbaglia con la sua figura minuta, l'incarnato roseo, i capelli biondi, i polsi sottili e la bellezza innocente. Porta sempre sul volto un sorriso sincero e un'innocenza infantile (labbra rosee e paffute, sguardi timidi e delicati).
Anna Karenina
L'«angelo nero» per il quale inizialmente ha nutrito odio per averle rapito Vronskij, ma dal cui fascino e dalla cui bellezza è sempre rimasta inesorabilmente ammaliata.
Nikolay Levin
Il cognato morente al cui capezzale si accosta senza esitazione offrendogli cure con devota naturalezza, proprio quando perfino il marito ne prova ripugnanza e sgomento.
Aleksey Vronski
L'uomo di cui si era invaghita per un capriccio giovanile, ma che calpestò il suo orgoglio abbandonandola senza pietà e infliggendole la sua prima, cocente delusione.
Konstantin Levin
Il marito di cui dapprima non seppe riconoscere il valore fino a respingerlo, ma di cui in seguito ha compreso la nobiltà d'animo, rifugiandosi in lui con incrollabile devozione e amore.
Darya Oblonskaya (Doli)
L'amatissima sorella maggiore di cui condivide sofferenze e lacrime, e che rappresenta per lei un tacito monito sulle insidie della vita coniugale.