Le confessioni — 6 karakter
Alipio
Il più caro amico e allievo di Agostino, proveniente dalla stessa provincia (Tagaste) e appartenente a una delle famiglie nobili della città. Il suo temperamento ambizioso influenza profondamente Agostino. È un giovane intelligente, amante della giustizia, ma imperfetto; la sua vergognosa passione per i combattimenti tra gladiatori e i giochi del circo creò una dipendenza e, sebbene si fosse ripreso da questa debolezza per breve tempo grazie a uno dei sermoni di Agostino, in seguito cedette nuovamente a questa passione. Tuttavia, a causa della sua natura morale e di sani principi, rise delle ingenti offerte di corruzione mentre era vice-giudice e non si piegò nemmeno davanti ai senatori romani. Sopportò i dolori spirituali insieme ad Agostino, divenne cristiano nello stesso periodo e alla fine divenne un grande teologo.
Ambrogio
Arcivescovo di Milano. Una grande figura spirituale molto colta, che ricoprì importanti cariche amministrative nell'Impero Romano e divenne in seguito guida della Chiesa. Grazie ai suoi sermoni, che Agostino iniziò ad ascoltare per curiosità verso la retorica, egli distrugge tutti i pregiudizi di Agostino riguardo alla Bibbia e al pensiero cattolico. Interpreta i versetti dell'Antico Testamento, che sembrano duri e incomprensibili, con un retroterra mistico-filosofico e metaforico. La sua vita inaccessibile, spirituale e magnifica diventa una fonte di profonda ispirazione per Agostino.
Aurelio Agostino
Nacque il 13 novembre del 354 a Tagaste, un centro della Numidia, provincia romana dell'Africa settentrionale. Il padre, Patrizio, era un modesto funzionario municipale e abbandonò il paganesimo soltanto in punto di morte; la madre, Monica, era cristiana e non allentò mai la sua presa sul figlio. Studiò grammatica e retorica a Madaura e poi a Cartagine: nella grande città il ragazzo di provincia scoprì insieme la propria ambizione e i propri smarrimenti. A diciotto anni lesse l'Ortensio di Cicerone, e il libro lo volse alla filosofia. Per circa nove anni restò nella cerchia degli «uditori» manichei, insegnando retorica a Tagaste e a Cartagine. A Cartagine la donna con cui viveva gli diede un figlio, Adeodato. Nel 383 passò a Roma e di lì a Milano, sede della corte imperiale, dove divenne il maestro di retorica stipendiato dalla città. A Milano le prediche del vescovo Ambrogio e gli scritti dei neoplatonici lo staccarono dal manicheismo. Nell'estate del 386, in un giardino, udì una voce che diceva «prendi e leggi»; aprì la lettera di Paolo, e fu la svolta della sua vita. La Pasqua successiva Ambrogio lo battezzò. Sulla via del ritorno in Africa perdette la madre a Ostia. A Tagaste fondò una comunità di vita quasi monastica; nel 391 fu ordinato sacerdote a Ippona e verso il 395 ne divenne vescovo. Scrisse Le confessioni fra il 397 e il 400: rivolto a Dio e intento a frugare nel proprio passato, il libro mutò il modo di raccontare la vita interiore in Occidente. Dopo il sacco di Roma del 410 intraprese La città di Dio, che gli costò anni di lavoro. Il suo modo di interrogare la memoria, il desiderio e il tempo fece del testo teologico una lingua di confessione e di esame di sé. Morì il 28 agosto del 430 a Ippona, assediata dai Vandali.
Fausto
Un celebre e maestro oratore del manicheismo che prestò servizio come vescovo. Per nove anni, fu presentato dalla sua cerchia quasi come un leggendario saggio salvatore per risolvere i dubbi di Agostino su questioni filosofiche, religiose e soprattutto astronomiche. Quando giunse a Cartagine, sebbene Agostino fosse rimasto colpito dall'eleganza e dalla gentilezza della sua retorica, comprese che in realtà non sapeva nulla di filosofia, matematica o astronomia. Fausto confessò nobilmente la propria ignoranza; tuttavia, questa situazione causò il crollo definitivo della fede manichea nella mente di Agostino.
Monica
È la madre pia, piangente e paziente di Agostino. Cresciuta secondo le tradizioni delle Chiese africane, nonostante un matrimonio difficile con l'irascibile marito Patrizio, è riuscita a portarlo alla fede cristiana poco prima della sua morte grazie alla sua umiltà e pazienza. Ha riposto ogni speranza della sua vita nella conversione del figlio alla fede cattolica e nella sua salvezza. Sebbene abbia sofferto a lungo per le credenze manichee del figlio, lo ha seguito come un'ombra fino in Italia con la speranza che le derivava dai suoi sogni. Pochi giorni dopo un risveglio filosofico-spirituale condiviso con il figlio a Ostia, si ammalò e morì, colma della pace di aver visto suo figlio incamminarsi sulla via della fede.
Patrizio
È il padre pagano (idolatra) di Agostino, un piccolo agricoltore povero, estremamente ambizioso e irascibile. Il suo unico scopo era che il figlio potesse un giorno ottenere una buona posizione, rispetto e denaro; a tal fine, spinse il suo budget al limite per mandare Agostino nelle scuole più prestigiose (come quelle di Cartagine). Sebbene fosse occasionalmente infedele alla moglie Monica, grazie alla saggezza e alla profonda pietà di lei, si convertì alla fede cristiana e fu battezzato verso la fine della sua vita. Sebbene si vantasse delle virtù intellettuali del figlio, non si preoccupò mai della vicinanza di quest'ultimo a Dio.