
Halid Ziya Uşaklıgil
Il romanzo di Halid Ziya Uşaklıgil del 1897, Mai ve Siyah (Blu e nero), è considerato il primo romanzo turco moderno in senso occidentale, che ritrae gli ideali di un giovane sognatore di nome Ahmet Cemil, la sua lotta per tali ideali e le profonde delusioni che incontra lungo il percorso.
La lotta disperata tra gli elevati ideali artistici di Ahmet Cemil, la sua passione per rinnovare la poesia turca e i sogni di un amore puro (il Blu), e la vita spietata (il Nero) fatta dello stress di provvedere alla famiglia dopo la morte del padre, delle misere condizioni del mercato editoriale e di umilianti dispute letterarie.
Istanbul (la vecchia casa modesta a Süleymaniye, Tepebaşı, i caffè di Beyoğlu, la strada delle tipografie a Babıali, la sontuosa villa a Erenköy).
Ultimo quarto del XIX secolo (inizio dell'epoca di Abdul Hamid II e del movimento Servet-i Fünûn).
Malinconica, poetica, angosciosa e pessimista; un'atmosfera soffocante che oscilla tra il mondo interiore di una mente sognatrice e una cruda e cupa realtà, a tratti illuminata dagli effimeri bagliori di Beyoğlu.
Terza persona singolare (onnisciente/osservatore), ma con un narratore poetico e soggettivo interamente focalizzato sul mondo interiore, sul flusso di pensieri e sullo stato emotivo di Ahmet Cemil.
Nella società, il potere economico prevale nettamente sul valore artistico. I giovani idealisti sono costretti a logorare la propria creatività in traduzioni da quattro soldi o a piegarsi a un'ipocrita adulazione per mantenere la famiglia. Il divario di classe determina i rapporti tra ricchi e poveri secondo regole ferree.
Un periodo di dualismo a Istanbul in cui lo stile di vita occidentale e la tradizione si intrecciano, segnato da aspre controversie letterarie tra i cultori della letteratura del Divan (la tradizione) e i modernisti influenzati dalla letteratura francese (il nuovo).
I personaggi sono disposti a intervalli regolari su un cerchio; clicca sulle linee per scoprire il tipo di relazione e la sua dinamica.
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A fronte della ricchezza e della spensieratezza di Hüseyin Nazmi, Ahmet Cemil è povero e combatte ogni giorno; tuttavia, tra loro sussiste una profonda confidenza, comprensiva e piena di reciproco rispetto per l'arte.
Per consuetudine risalente agli anni di scuola, si leggono a vicenda i versi scritti e fanno fronte comune contro le critiche della Sublime Porta e dell'ambiente letterario di Bâb-ı Âlî.
Raci tenta per invidia di distruggere l'arte innovativa e i successi di Ahmet Cemil; quest'ultimo, d'altro canto, prova ribrezzo per la vita rozza, mediocre e priva di talento di Raci.
Mentre Raci bolla la poesia di Ahmet Cemil come 'un'amara stanchezza', Ahmet Cemil lo considera solo un buffone ignorante.
Dopo la scomparsa del padre, Ahmet Cemil si considera il protettore della sorella; la tristezza di İkbal è per lui la più dolorosa delle sofferenze.
Scorgendo il volto afflitto della sorella, si strugge nell'animo dicendo: 'Povera fanciulla, se almeno lei potesse essere felice!'.
La madre si appoggia a lui come capofamiglia, mentre Ahmet Cemil le cela le sofferenze dovute all'indigenza e alla stanchezza per non rattristarla.
Rientrando a casa nel buio della notte trattenendo a stento le lacrime, Ahmet Cemil sorride alla madre per non lasciar trapelare la miseria.
Per Ahmet Cemil, Lamia è una figura fatata inaccessibile e idealizzata; a causa della propria povertà egli non osa dichiararsi e si consuma nel dolore.
La osserva a lungo mentre suona il piano e la venera in silenzio pensando: 'Stringi ancora un po', uccidimi ancora un po'!'.
Per Vehbi Bey, İkbal e la sua famiglia sono una preda facile; İkbal è invece una vittima sottomessa, costretta a sopportare le bizzarrie e la brutalità del marito.
İkbal, quando il cognato si appropria del giornale, guarda il fratello maggiore con occhi colpevoli e versa lacrime in silenzio.
Mentre Ahmet Cemil lo sopporta per il bene della sorella, Vehbi Bey diventa arrogante grazie al potere conferitogli dalla proprietà della tipografia e lo schiaccia.
Vehbi Bey umilia e calpesta tutti i sogni idealisti di Ahmet Cemil nella tipografia dicendogli: «Anche tu non sei che un poveraccio nullatenente».
Ahmet Şevki Efendi, da dirigente paterno ed esperto, protegge Ahmet Cemil e gli offre calore umano di fronte alla fredda realtà del giornale.
Mentre inveisce con furia contro Raci, Ahmet Şevki Efendi difende con affetto Ahmet Cemil e condivide i propri segreti soltanto con lui.
Raci è un marito e padre crudele e insensibile, incurante della miseria della propria famiglia, che sperpera il denaro nei locali notturni.
La moglie racconta piangendo in redazione che il marito le ha rubato gli orecchini per sperperarne il ricavato e che non hanno più nemmeno il pane per sfamarsi.
Ali Şekip, che all'apparenza sembra un uomo ingenuo, stima in realtà moltissimo il talento di Ahmet Cemil e gli rende favori concreti.
È Ali Şekip a trovare lavoro per Ahmet Cemil al giornale all'insaputa di Raci e a guidarlo nell'ottenere il compenso per la sua prima traduzione.